Mediare al ribasso: strategia o errore? Cosa sapere prima di farlo
Scrissi questo articolo nel maggio 2020, in piena turbolenza dei mercati da Covid-19, quando in tanti erano tentati di "mediare al ribasso" sui titoli in perdita.
All'epoca esercitavo come consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede; dal febbraio 2024 opero come Consulente Finanziario Autonomo iscritto all'Albo OCF, su base indipendente. La meccanica dell'errore che descrivo qui — e le sue radici emotive — non dipende dall'anno: continuo a incontrarla nei primi confronti con chi arriva in studio. In fondo trovi una breve nota che aggiorna al 2026 l'esempio dei "titoli sotto i livelli del 2000".
Lascia stare il coltello che cade
Il primo punto che va chiarito è a quale personaggio del mondo della finanza si adatti questo detto, riguarda lo speculatore (trader), l’investitore o entrambi?
Generalmente nel mondo degli investimenti, si tende poco a sottolineare la profonda differenza fra le due figure.
Un trader cerca di lucrare su operazioni di breve periodo, possiamo paragonarlo in atletica ad un corridore dei 100 metri; Invece l’investitore, mira ad una corretta e serena rivalutazione del suo denaro focalizzando l’attenzione sul risultato finale di lungo periodo e non di breve, nel paragone di prima egli è quindi un maratoneta.
Il primo punto che va chiarito è a quale personaggio del mondo della finanza si accosti questo detto, cioè se riguardi uno speculatore (trader) o un investitore. Generalmente nel mondo degli investimenti, si tende poco a sottolineare la profonda differenza fra le due figure. Un trader cerca di lucrare su operazioni di breve periodo, possiamo paragonarlo in atletica ad un corridore dei 100 metri; Invece l’investitore, mira ad una corretta e serena rivalutazione del suo denaro focalizzando l’attenzione sul risultato finale di lungo periodo e non di breve, nel paragone di prima egli è quindi un maratoneta.
Sei un Trader o un investitore?
A quali dei due personaggi meglio si attaglia questa operazione comunemente diffusa? Sarebbe meglio evitare in realtà sia nell’uno che nell’altro caso di avventurarsi da soli per queste strade ma se proprio devo scegliere uno dei due questi è certamente l’investitore. Generalmente invece, nella prassi che ho osservato in tanti anni di attività, è una operazione fatta più spesso da chi fa trading…
Perché mediare può aumentare le perdite
L’operazione di mediare sui cali di prezzo dell’attività sottostante, può applicarsi a qualsiasi strumento finanziario (titoli azionari/obbligazionari, etf o strumenti di risparmio gestito), la logica della operazione è di acquistare una attività già in portafoglio ad un prezzo più basso, in maniera tale da ridurre il prezzo di acquisto.
Faccio un esempio per capire a fondo la problematica: compro azioni di un grande titolo italiano a 3,5 euro nel 2015 il prezzo scende ed io ne acquisto altre a 2,5 euro nel 2016 avrò cosi (immaginando di comprarne sempre 10.000) un prezzo medio di acquisto di 3 euro ad azione. Il prezzo scende ancora ed io insisto, la compro a 2 euro nel 2018 (magari stavolta altre 20.000 azioni) avrò cosi un prezzo di acquisto medio di 2,5 euro e 40.000 azioni, per un investimento complessivo di 100.000 euro.
Oggi dopo 5 anni dal mio primo acquisto il titolo quota 1,5 euro cioè se vendessi maturerei una perdita del 40% i miei 100.000 euro valgono in questo momento 60.000 euro una perdita quindi di 40.000 euro.
E ora? Mediare ancora? Vendere? Aspettare?
In questi casi ad un certo punto nel trader medio arriva il disinteresse (rassegnazione), semplicemente lascia tutto lì ed aspetta… che aspetta? Che un giorno miracolosamente tutto risalga. Quante volte ho visto questo film…
Le conclusioni
In conclusione, spesso, mediare i titoli porta due risultati, si immobilizzano capitali per lungo tempo (a volte per sempre) e si aumentano pericolosamente in portafoglio asset discutibili.
Perché si fa? Per tanti motivi:
- il consiglio dell’amico esperto,
- l’articolo di giornale,
- la scommessa personale,
- la convinzione che non succederà nulla di grave
ma soprattutto per almeno due ragioni:
- la voglia di non accettare il fallimento personale (finanza comportamentale) e
- la assoluta mancanza di valutazione del rapporto rischio-rendimento.
Quel titolo dovrà riprendersi, in passato ha avuto un prezzo più alto e ci tornerà… è il mantra a cui si aggrappa il trader di turno, titolo peraltro spesso comprato sulla base di valutazioni assai personali.
Evidenzio a supporto di quanto affermato che oggi molti titoli azionari italiani sono sotto le quotazioni toccate nel 2000.
In conclusione, caro amico appassionato di investimenti, davvero vuoi per i prossimi 20 anni rischiare di avere rendimenti negativi dal tuo denaro?
Quando ha senso mediare al ribasso
Sembra a questo punto che mediare il prezzo d’acquisto di un asset finanziario sia una pratica da demonizzare ma in realtà non è sempre così. È una pratica che se gestita da un professionista e sulle giuste asset class ha certamente un senso, così come tante altre strategie che si possono applicare alla gestione del denaro dopo una corretta pianificazione finanziaria.
Evitare errori come questo è parte del mio lavoro, sono Sergio Badalà un consulente finanziario a Catania ma disposto ad incontri ed approfondimenti con clienti nelle principali città Siciliane (Palermo, Siracusa, Messina) ed in video-call in tutta Italia.
Errori come la mediazione dei ribassi non nascono da mancanza di informazioni, ma da mancanza di metodo.
È esattamente su questo che lavoro ogni giorno con i miei clienti.
Se vuoi capire come strutturare il tuo patrimonio con un approccio più solido, puoi prenotare un confronto.
Sei anni dopo: il tempo come prova
Nel 2020 scrivevo che molti titoli azionari italiani erano ancora sotto le quotazioni del 2000. Vale la pena guardare cos'è successo nel frattempo, perché è la dimostrazione più nitida del punto centrale di questo articolo.
L'indice FTSE MIB toccò il suo massimo storico — 50.109 punti — il 6 marzo 2000. È tornato su quei livelli solo nel 2026: oltre venticinque anni per recuperare lo stesso valore nominale.
Chi nel 2000 aveva comprato "in alto" e poi continuava a mediare al ribasso, convinto che il titolo "prima o poi sarebbe tornato su", ha avuto ragione… dopo un quarto di secolo. E solo in termini nominali: tenuto conto dell'inflazione, il pareggio reale è ancora più lontano.
È esattamente ciò che intendevo per capitale immobilizzato. Mediare al ribasso senza metodo non è "comprare a sconto": è scommettere il tempo della propria vita finanziaria su un ritorno che può richiedere decenni. Il principio vale oggi come allora — e questi numeri lo confermano.
Fonte: FTSE MIB, massimo storico del 6 marzo 2000 (50.109 punti) e ritorno sui livelli del 2000 nel 2026 — dati Borsa Italiana / archivi storici dell'indice. Aggiornato a maggio 2026.
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