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Approfondimento

Quanta liquidità è troppa?

Il dubbio che vale la pena ascoltare, prima di decidere dove tenere quello che hai messo da parte.

CFP® certificato
5 giugno 2026 10 minuti

Parte del progetto Lettere sul Patrimonio — osservazioni sui patrimoni nel tempo

Sezione 1

Perché teniamo liquidità ferma

Caro lettore, partiamo da una verità che raramente viene detta: tenere del denaro fermo sul conto non è un errore. È un istinto. E come tutti gli istinti, ha le sue ragioni.

C'è chi ha vissuto un periodo in cui i soldi mancavano davvero, e da allora una certa somma sul conto è diventata sinonimo di sonni tranquilli. È il tuo porto sicuro: l'acqua calma in cui ci si ripara quando il mare, fuori, si muove. C'è chi ha visto i mercati oscillare e ha deciso che il denaro liquido è l'unico che non tradisce. E c'è chi, semplicemente, non ha mai avuto il tempo — o la voglia — di chiedersi se quella liquidità stesse facendo qualcosa, oltre a starsene lì, o se ci fossero magari alternative migliori.

Tutte e tre queste persone hanno ragione. La liquidità è il cuscinetto che assorbe gli imprevisti: la spesa improvvisa, il mese storto, l'occasione da cogliere al volo. Avere una riserva pronta non è imprudenza, è il contrario. Un medico tiene sempre uno strumento a portata di mano anche quando l'intervento è semplice; un avvocato non firma un atto senza aver letto l'ultima riga. La prudenza, nel suo posto giusto, è una forma di competenza.

Immagino già l'obiezione: «Allora perché me ne parli? Se tenere liquidità è prudente, dov'è il problema?»

Il problema non è la liquidità. È quanta. C'è una differenza tra una riserva — proporzionata, pensata, pronta all'uso — e un accumulo che cresce per inerzia, mese dopo mese, senza che nessuno si sia mai fermato a chiedersi se quella cifra abbia ancora senso. La prima è uno strumento. Il secondo è spesso solo un'abitudine che non è stata più rivista.

E qui comincia il dubbio di cui parla questo Approfondimento. Non «devo togliere i soldi dal conto», ma una domanda più onesta: quella parte di liquidità che non toccherò per anni, sta ancora lavorando per me — o ho solo smesso di guardarla?

Barche nel porto, metafora della liquidità al sicuro
26,4%
della ricchezza finanziaria delle famiglie è detenuta in liquidità
FABI / Banca d'Italia, 2024
1.140 mld
di euro sono detenuti sui conti correnti delle famiglie italiane
FABI / Banca d'Italia, 2024
27,8%
della ricchezza finanziaria è investita in partecipazioni non quotate
FABI / Banca d'Italia, 2024

Dove sta la ricchezza finanziaria degli italiani

Partecipazioni non quotate 27,8%
Liquidità (conti + depositi) 26,4%
Polizze assicurative 18,8%
Fondi comuni (incl. ETF) 14,1%
Obbligazioni (di cui BTP) 8,2%
Altro (prestiti, derivati, esteri) 3,4%
Azioni quotate 1,3%

Elaborazione su dati FABI / Banca d'Italia, 2024. La voce "azioni e partecipazioni" è composta per il 27,8% da partecipazioni non quotate e per l'1,3% da azioni quotate.

Riflessioni sugli investimenti finanziari
Sezione 2

Quando la prudenza diventa un costo silenzioso

Il denaro fermo ha una caratteristica che pochi investimenti possiedono: sa rassicurare. Lo vediamo sul conto, disponibile in ogni momento, pronto a essere utilizzato. Non oscilla, non ci costringe a prendere decisioni, non chiede attenzione. Ed è forse proprio questa apparente tranquillità a renderlo così attraente.

C'è però una differenza tra ciò che appare stabile e ciò che conserva davvero il proprio valore nel tempo. Una differenza che spesso passa inosservata perché non si manifesta in modo improvviso. Non arriva con un crollo, non compare in una notifica, non produce quel disagio immediato che accompagna una perdita evidente. Agisce lentamente, quasi in silenzio.

Negli ultimi cinque anni il costo della vita in Italia è aumentato di oltre il 17%. È una percentuale che, letta da sola, può sembrare astratta. Ma tradotta nella vita quotidiana significa che ciò che ieri richiedeva 100 euro oggi ne richiede circa 117. Non è cambiato il numero che leggiamo sul conto. È cambiato ciò che quel numero è in grado di acquistare.

Ecco perché la liquidità presenta un paradosso. È l'attività finanziaria che percepiamo come più sicura, ma è anche quella che più difficilmente riesce a difendersi dall'erosione del tempo. Non perché sia sbagliata. Non perché debba essere eliminata. Semplicemente perché svolge una funzione diversa: protegge dagli imprevisti, non dall'inflazione.

Immagina una barca ormeggiata in un porto sicuro. Per qualche giorno è esattamente dove dovrebbe essere. Per qualche settimana continua ad avere senso. Ma se restasse lì per anni, senza mai uscire in mare, la sua funzione cambierebbe. Non sarebbe più una scelta temporanea di prudenza. Diventerebbe immobilità.

Lo stesso può accadere al patrimonio. Una riserva di liquidità è una forma di buon senso. Un accumulo che cresce per inerzia, senza un obiettivo preciso e senza una revisione periodica, rischia invece di trasformarsi in qualcosa di diverso: una decisione che continuiamo a prendere senza rendercene conto.

La domanda, allora, non è se detenere liquidità. La domanda è se la quantità che oggi manteniamo sul conto risponde ancora a una necessità reale oppure a una convinzione che non abbiamo più messo alla prova.

Perché la prudenza è una virtù quando protegge il patrimonio. Ma quando smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, può iniziare a generare un costo tanto discreto quanto persistente. Un costo che non compare negli estratti conto, ma che il tempo, con pazienza, continua a presentare. Un tempo peraltro di questo costo potevamo forse interessarci di meno. Nel 2026 le tutele pubbliche degli italiani sono certamente diminuite e quindi la corretta gestione della liquidità diventa un tema centrale.

inflazione effetto sulle giacenze di conto
Sezione 3

Conto corrente, conto deposito, alternative: cosa cambia

Arrivati a questo punto potresti avere una domanda del tutto legittima. Se troppa liquidità ha un costo, allora dove dovrebbe stare quel denaro? Sul conto corrente? Su un conto deposito? Oppure altrove?

La risposta, come spesso accade quando si parla di patrimonio, non è universale. Dipende dal tempo, dagli obiettivi e soprattutto dalla funzione che quel capitale dovrà svolgere.

Il conto corrente nasce per gestire la quotidianità. È uno strumento di transito: riceve stipendi, paga spese, conserva la liquidità necessaria per affrontare gli imprevisti. La sua forza è la disponibilità immediata. Il suo limite è che raramente remunera il capitale.

Inflazione cumulata 2020-2024 +18,1%
2020
2021
2022
2023
2024
Fonte: elaborazione su dati ISTAT. Tra il 2020 e il 2024 il costo della vita in Italia è aumentato complessivamente di oltre il 18%.

Ecco il punto. Il denaro fermo sul conto non perde valore nominale. Centomila euro restano centomila euro. Ma ciò che possono acquistare cambia. Negli ultimi cinque anni il costo della vita è aumentato progressivamente, erodendo il potere d'acquisto di chi ha lasciato il capitale completamente inattivo.

Il conto deposito aggiunge un elemento in più: un rendimento. Non trasforma il risparmio in investimento, ma può ridurre almeno in parte il costo dell'immobilità. Rimane però uno strumento pensato soprattutto per parcheggiare denaro, non per farlo crescere nel lungo periodo.

Rendimento medio annuo Confronto
Conto
corrente
Conto
deposito
Inflazione
media
Valori indicativi: conto corrente ~0,1%, conto deposito ~2,5%, inflazione media ~3,3%. Il conto deposito può mitigare l'erosione monetaria, ma non sempre compensarla completamente.

La differenza non è tra sicurezza e rischio.
La differenza è tra denaro che aspetta e denaro che lavora.

Ed è qui che entrano in gioco le alternative. Obbligazioni, fondi, ETF, polizze finanziarie o altre soluzioni patrimoniali non servono necessariamente a inseguire rendimenti più elevati. Servono, prima di tutto, a dare un compito a una parte del patrimonio che non avrà bisogno di essere utilizzata nell'immediato.

Perché ogni euro ha una funzione diversa. Alcuni devono restare pronti. Altri devono proteggere il potere d'acquisto. Altri ancora possono essere destinati a obiettivi che appartengono a un orizzonte di cinque, dieci o quindici anni.

Un conto corrente custodisce il denaro. Un conto deposito lo remunera un po'. Un investimento gli assegna un compito. La domanda non è quale scegliere. La domanda è quale ruolo deve svolgere ogni euro del tuo patrimonio.

Sezione 4

Non è una cifra uguale per tutti

A questo punto qualcuno potrebbe aspettarsi una risposta precisa. Una percentuale. Una regola semplice da applicare. Dieci per cento. Venti per cento. Sei mesi di spese. Un anno di reddito.

Sarebbe rassicurante. E probabilmente sarebbe anche sbagliato.

La quantità di liquidità che ha senso mantenere dipende dalla vita che c'è dietro quel patrimonio. Dipende dalla stabilità del reddito, dalla composizione della famiglia, dagli impegni futuri, dagli investimenti già posseduti e perfino dal carattere di chi deve convivere con quelle scelte.

Un professionista con entrate variabili avrà esigenze diverse rispetto a un pensionato. Un imprenditore avrà necessità differenti rispetto a un dirigente. Una famiglia con figli piccoli affronterà sfide diverse rispetto a chi ha già completato il proprio percorso patrimoniale.

La liquidità ideale non è quella che massimizza il rendimento.
È quella che ti permette di vivere serenamente.

Per questo motivo la domanda corretta non è: «Quanti soldi dovrei lasciare sul conto?».

La domanda corretta è: «Di quanta liquidità ho realmente bisogno per affrontare il futuro con tranquillità?».

Tutto ciò che eccede questa funzione merita almeno una riflessione. Non necessariamente un investimento immediato. Non necessariamente una decisione radicale. Ma una riflessione sì.

Perché il patrimonio non è una fotografia. È un organismo che evolve insieme alla nostra vita. Quello che era prudente cinque anni fa potrebbe non esserlo oggi. E ciò che oggi appare indispensabile potrebbe rivelarsi semplicemente familiare.

Forse la vera utilità di questo approfondimento non è convincerti a spostare denaro da un posto a un altro. È invitarti a guardare la tua liquidità con occhi nuovi.

Non chiederti soltanto quanto denaro possiedi. Chiediti quale compito sta svolgendo. Perché ogni euro che ha una funzione precisa contribuisce al patrimonio. Ogni euro lasciato fermo per abitudine, invece, rischia di raccontare una storia che appartiene più al passato che al futuro.

Ed oggi questo diventa un lusso che non possiamo più permetterci. Per noi stessi, per le nostre esigenze attuali e future (pensione, welfare) ma anche per ciò che lasceremo. Siamo la prima generazione dove i figli hanno avuto meno possibilità di crescita finanziaria dei padri, cosa succederà a chi verrà dopo di noi? Probabilmente avrà bisogno, ancor più di noi, di una corretta allocazione di quelle risorse. Parliamone insieme.

Sergio Badalà - consulente finanziario indipendente CFP® a Catania
Chi sono

"Sono un Consulente Finanziario Autonomo iscritto all'Albo Unico OCF e certificato CFP® (Certified Financial Planner™).

Dopo oltre 20 anni di esperienza nel sistema bancario, ho scelto il modello fee-only: una parcella esplicita pagata direttamente dal cliente.

Aiuto a costruire decisioni patrimoniali consapevoli, di lungo periodo".

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Sergio Badalà Advisory Patrimoniale Indipendente Lettere sul Patrimonio

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Nota informativa

Questa Lettera ha finalità informative ed educative sul tema della pianificazione patrimoniale e sul modello di consulenza finanziaria indipendente (fee-only) esercitato dall'autore. I dati citati provengono da fonti pubbliche indicate in ciascuna sezione: Banca d'Italia (Relazione annuale e Conti distributivi della ricchezza), elaborazioni FABI, COVIP, Borsa Italiana, ESMA, ISTAT e Vanguard (Adviser's Alpha). Le simulazioni presentate adottano calcoli a interesse composto con tassi costanti e rappresentano stime illustrative di lungo periodo, non rendimenti garantiti né promesse di performance.

Il contenuto non costituisce sollecitazione all'investimento, raccomandazione personalizzata o consulenza in materia di investimenti ai sensi dell'art. 1, comma 5, lett. f) del TUF (D.lgs. 58/1998). I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri (art. 27 Reg. Intermediari Consob).

Sergio Badalà opera come Consulente Finanziario Autonomo iscritto all'Albo Unico OCF (delibera n. 2401 del 7 febbraio 2024), nella sezione dei consulenti autonomi, e in tale qualità non percepisce provvigioni, incentivi o retrocessioni da terzi. CFP® e Certified Financial Planner® sono marchi registrati di Financial Planning Standards Board Ltd. (FPSB), concessi in licenza in Italia da FPSB Italia. Per i dettagli sui servizi e sulle modalità del rapporto, vedi la pagina di prenotazione e l'Informativa precontrattuale.