L’inflazione: il costo della non scelta
Parte del progetto “Lettere sul Patrimonio – osservazioni sui patrimoni nel tempo”
Una delle espressioni catanesi che ho imparato a conoscere in questi primi 18 anni di attività da consulente finanziario a Catania, è:
“Senta dottore, niente la verità è che ormai, i soldi, è meglio tenerli sutta a visola, le banche non danno più niente”.
CLIENTE MEDIO CATANESE
Con tale deliziosa e colorita espressione siciliana, il cliente di turno fa riferimento alla scarsa soddisfazione che gli deriva dal rendimento (a suo dire troppo magro) degli investimenti finanziari da lui desiderati; quelli cioè rigorosamente privi di rischio.
L’investimento senza rischio non rende più nulla
Questa situazione lo spinge, almeno in linea di principio, a tenere il proprio denaro sul conto corrente, o a casa, sotto la “visola” (mattonella) appunto. Tutto ciò comunque, in linea di principio; perché poi nella realtà l’italiano ha una naturale propensione per il risparmio ed in fondo non ha poi un così brutto rapporto con le banche.
E’ indubbio però, che a volte non riesce proprio a scegliere il da farsi; rimane così nell’immobilismo più totale pur con ingenti somme di denaro a disposizione sul conto corrente. Insomma è come se, 100 o 150 mila euro, fossero lo stretto necessario per le spese ordinarie; ad esempio per l’acquisto di un bel paio di scarpe o di un occhiale griffato per intenderci.
L’inflazione, questa sconosciuta
Da quanto descritto, è evidente l’indifferenza, probabilmente inconscia, dell’italiano di fronte al tema dell’inflazione. Indifferenza peraltro cronica, molti infatti, ricordano benissimo i favolosi anni 70, anni del boom economico, in cui il valore degli immobili era in costante ascesa; forse anche tu, se hai più di 50 anni, sarai tra questi.
Mai nessuno però, è riuscito, in quei ricordi nostalgici dei prezzi in ascesa, né a considerare il peso (per nulla trascurabile) dell’inflazione galoppante di quegli anni sui prezzi dell’amato immobile (picchi del 20% annuo); né a considerare quanto sarebbe stato profittevole investire il denaro con quei tassi a lungo termine piuttosto che a breve.
E’ dunque un vizio antico quello di trascurare il costo della vita; oltre a questo, un altro cattivo vezzo è quello di sorvolare sulla realizzazione di veri e propri progetti finanziari a lunga scadenza. Bene, abbiamo quindi visto atavici problemi italiani riguardanti il passato; ci si potrebbe adesso chiedere se ancora oggi l’inflazione esiste e soprattutto, di preciso che cosa è?
Una definizione di inflazione
Col termine inflazione, in economia si intende esattamente:
L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.
Fonte: Google
In sostanza è, la variazione, generalmente calcolata anno su anno, del costo della vita.
Esempio 1
Farò adesso un esempio per esplicitare al meglio il concetto:
Un caffè costava qualche anno fa 60 cent, poi 70 cent, adesso spesso, per la nostra amata bevanda calda, occorrono fino a 90 cent. Questo crescere dei prezzi, viene misurato in Italia dall’ISTAT; la quale ci dice di quanto deve essersi rivalutato il denaro accantonato; al fine di mantenere il nostro tenore di vita e non perdere conseguentemente potere di spesa per i nostri acquisti. Tornando al caffè, se avessimo lasciato i soldi sul conto per anni, sarebbero diminuiti i caffè consumanti a parità di saldo sul conto corrente.

Esempio 2
Semplificherò ancora di più il concetto con un altro esempio:
Oggi una fiammante Panda nuova costa 13.550 euro, nel 2013 invece ne bastavano 12.500. Ciò vuol dire che, se nel 2013 avessi avuto 12.500 euro ma non l’esigenza di comprare la macchina; potevo scegliere di investirli o di lasciarli sul conto corrente. Scegliendo la seconda ipotesi, cioè “parcheggiarli temporaneamente” sul conto corrente per 6 anni; oggi, non avrei più il denaro necessario per comprare l’auto. Conseguentemente, o non compro più il mezzo (diminuzione del potere di acquisto); oppure in alternativa, pur di averla in garage, contrarrò dei debiti (aumento delle spese) con conseguente peggioramento del mio tenore di vita.

Conclusioni
L’inflazione, dunque, esiste ancora anche se spesso non è percepita dai più. Se negli anni ’70 si registravano valori del 15% annuo, oggi questi sono molto diversi; da qualche tempo l’inflazione si attesta intorno all’1% annuo, ma ugualmente incide sulla qualità della nostra vita.
Ecco quindi sintetizzato perché i soldi in eccesso, non devono essere tenuti sui conti correnti ma sempre investiti; perché altrimenti, quando dovrò usarli, potrò comprare meno cose; l’inflazione, il piccolo mostro silenzioso, avrà eroso il mio potere d’acquisto ed io sarò in sostanza più povero.
Per chi desidera valutare strategie patrimoniali coerenti con uno scenario inflattivo o riorganizzare la propria liquidità in eccesso, può richiedere un primo confronto. Dal 2024 esercito come Consulente Finanziario Autonomo con sede a Catania, accompagnando clienti in tutta Italia anche in videocall.
La grande inflazione che il 2020 non vedeva
L'articolo del 2020 chiudeva con una frase che meriterebbe oggi di essere riletta: «l'inflazione si attesta intorno all'1% annuo, ma ugualmente incide sulla qualità della nostra vita». Sei anni dopo sappiamo che è andata in modo molto diverso — e che, paradossalmente, quella tesi di fondo si è rafforzata.
Fonte: ISTAT, Indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC). Aprile 2026: tasso annuo +2,7% (impennata da costi energetici). Il valore cumulato è stimato per composizione geometrica dei dati medi annui.
2020 · 87–90 cent
2026 · 1,25 €
+44%2020 · 13.550 €
2026 · 15.950 €
+17,7%in valore reale 2020 · 5 cent
2026 · 4 cent
−20% ancoraNel 2020 scrivevo che l'inflazione era intorno all'1%: in quel momento storico era vero, e probabilmente nessun analista — istituzionale o privato — si attendeva quello che sarebbe successo 18 mesi dopo. Lo shock energetico del 2022, innescato dalla guerra in Ucraina e dalla crisi del gas in Europa, ha portato l'indice NIC italiano a +8,1% in un solo anno: il valore più alto dalla metà degli anni Ottanta. In cumulato sui sei anni 2020–2025 i prezzi sono saliti del 17,5% circa — la metà dei quali concentrati nel solo biennio 2022–2023.
Tradotto: un patrimonio di 100.000 euro lasciato fermo sul conto corrente nel 2020 vale oggi circa 85.000 euro in potere d'acquisto reale. La somma nominale è identica, ma quei soldi comprano oggi sensibilmente meno cose di sei anni fa. Il caffè è passato da 87 centesimi a 1,25 euro (+44%, più del doppio dell'inflazione ufficiale, perché alcuni beni hanno corso più di altri). La Fiat Pandina è passata da 13.550 a 15.950 euro (+17,7%, perfettamente in linea con l'inflazione cumulata). Sono esempi concreti dello stesso meccanismo che descrivevo nel 2020 — solo che il meccanismo, nel frattempo, ha accelerato.
Il principio resta intatto, anzi rafforzato: l'inflazione è il costo della non scelta, esattamente come dicevo nel 2020. Quello che è cambiato è la velocità con cui può manifestarsi. Per anni i risparmiatori hanno potuto permettersi di rinviare la scelta — l'inflazione all'1% rendeva il costo dell'attesa quasi impercettibile sul breve. Il biennio 2022–2023 ha cambiato la regola: oggi quattro mesi di liquidità non pianificata possono erodere più di quanto, in passato, erodessero quattro anni. Chi nel 2020 aveva una pianificazione patrimoniale coerente — con la parte di patrimonio destinata al lungo periodo realmente investita e diversificata — ha attraversato lo shock senza traumi gravi. Chi aveva grandi liquidità ferme ha perso una quota significativa del proprio potere d'acquisto, in modo silenzioso e difficile da percepire. L'inflazione, il piccolo mostro silenzioso, è cresciuto.
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