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Cosa è successo alla tua pensione

Lettera sul Patrimonio n. 11

Lettura: 12 minuti

Parte del progetto “Lettere sul Patrimonio – osservazioni sui patrimoni nel tempo”

Quando iniziai a fare il consulente finanziario a Catania, una delle problematiche meno sentite dai clienti che incontravo era certamente quella previdenziale. Sembrava quasi un “favore” da parte dalle varie categorie di professionisti incontrate, ricevere informazioni, sullo stato di salute del proprio fondo di categoria e conoscere il dato sulla propria scopertura previdenziale. Con questa definizione, si intende la differenza fra l’ultima remunerazione percepita da lavoratore e la prima da pensionato (ad esempio, 1.500 euro da lavoratore che diventano 1.500 euro da pensionato, danno vita ad una scopertura previdenziale dello 0%). Nella maggior parte dei casi già allora, 20 anni fa, era facile scoprire come le vecchie coperture previdenziali al 100% o in alcuni casi addirittura al 110%, a cui noi italiani eravamo stati abituati, stavano sempre più riducendosi, oggi in molti casi il calcolo della pensione attesa è il 30-40% dell’ultimo reddito da lavoratore.

Com’è potuto accadere tutto ciò? Si può fare qualcosa? Domande non troppo complesse ma che meritano risposte precise ed articolate. Tutto questo è accaduto per vari motivi, ma per analizzarli è fondamentale inquadrare il contesto in cui sono nate le norme che regolano la previdenza in Italia e per far ciò, più che guardare alle varie casse di categoria (Medici, Commercialisti, Notai, etc.) per forza di cose più piccole e nate dopo, bisogna guardare l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).

L’INPS nasce ufficialmente nel 1943 ma già nel 1895 era nata la prima forma di sistema previdenziale italiano . La nascita quindi delle tutele previdenziali degli italiani (ma anche di molti stati europei) è da collocare nei primi anni del ‘900. Da ciò ricaviamo queste preziose informazioni: il sistema previdenziale italiano è nato in un contesto di:

  • alta natalità (almeno 3 figli per donna in media)
  • alta mortalità (età media 60 anni)
  • alta inflazione (oltre il 5% ma durante le guerre anche al 50% o 100% con punte al 700%)

ed in quel contesto si sono create le regole pensionistiche che ancora oggi sono alla base del sistema previdenziale della società moderna.

Al tempo i governanti avevano il problema di mantenere il potere d’acquisto delle famiglie, perché a causa della forte inflazione, non bastavano i contributi individuali accantonati dai lavoratori a garantire una decorosa pensione, bisognava in qualche modo intervenire. A supporto della decisione poi presa per la gestione della previdenza, vi era l’alta natalità ed il relativamente breve periodo di vita in cui si usufruiva della pensione, da lì l’idea del legislatore di basare la pensione sul principio della solidarietà intergenerazionale.

In base a questo principio la pensione veniva pagata non più esclusivamente con i propri contributi accantonati ma anche e soprattutto veniva pagata dalle generazioni successive (i figli), cioè i lavoratori attivi pagavano le pensioni dei pensionati. Tutto ciò risolveva il grosso problema del mantenimento del tenore di vita dei pensionati in un contesto inflattivo. Il sistema ai tempi funzionava bene per via dei tanti lavoratori con stipendi sempre più alti e dei pochi pensionati, l’Italia del tempo aveva la classica piramide demografica che garantiva la solidità del modello implementato. Tutto bene dunque, il lato negativo della vicenda è che una volta innescato un meccanismo del genere è davvero molto complesso se non impossibile smontarlo, anche quando il contesto sociale cambia radicalmente.

Oggi, dai 3 figli per donna siamo passati ad 1 figlio o meno, dalla mortalità media al 60° anno siamo passati per fortuna ad 85 anni di vita media e dall’alta inflazione del tempo ci ritroviamo oggi con bassa inflazione (0-2%). Conclusione: Stesse regole ma un contesto sociale profondamente diverso, direi sostanzialmente reciproco!

Dopo questa doverosa e fondamentale premessa per comprendere appieno il problema previdenziale, risulterà subito chiaro quanto siano inadeguati oggi quei principi che hanno ispirato la nascita del nostro sistema previdenziale, il serbatoio dell’INPS si riempie sempre meno (meno lavoratori, viste le poche nascite e bassa crescita dei salari vista l’inflazione ai minimi storici) e si svuota sempre più (perché si vive per fortuna più a lungo del 1940). La piramide demografica ha assunto una forma profondamente diversa di quella del 1940 potremmo dire inversa…Inevitabilmente così crolla la pensione attesa, al fine di evitare il fallimento dell’INPS e di garantire un minimo di pensione a tutti.

Tutto questo ha portato e porterà sempre più a pensioni pubbliche limitate all’essenziale (30-40% dell’ultima retribuzione da lavoratore, nella migliore delle ipotesi). Sono intervenute varie riforme, chiaramente impopolari, con l’obiettivo di stabilizzare le casse dell’antico istituto previdenziale nostrano, col risultato di aver quantomeno rallentato lo svuotamento delle casse e diffuso ormai in tutti la convinzione della necessità di un accantonamento previdenziale integrativo.

 

Utopistico vivere oggi così in pensione? Certamente no, con i giusti accorgimenti ed una corretta pianificazione finanziaria.

Analizzato in questo articolo cosa è successo, risponderò nel successivo alla seconda e più importante domanda: Si può fare qualcosa per risolvere la drammatica situazione della previdenza pubblica italiana? Farò anche riflettere sul fatto che il ritiro dalla attività lavorativa (retirement plan) non necessariamente deve essere legato alla pensione pubblica ma può essere sapientemente programmato in un tempo antecedente.

Sono un consulente finanziario con sede a Catania per approfondimenti o analisi previdenziali personalizzate, non esitare a contattarmi in privato.

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"Sono un Consulente Finanziario Autonomo iscritto all'Albo Unico OCF e certificato CFP® (Certified Financial Planner™).

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Fonti · Lettera n.11

Riferimenti e fonti istituzionali

I riferimenti storici, demografici e normativi citati in questa Lettera derivano da fonti istituzionali pubbliche e da documenti d'archivio consultabili al momento della pubblicazione.

Storia del sistema previdenziale italiano

  • Legge 17 luglio 1898, n. 350 · Istituzione della Cassa Nazionale di Previdenza per l'Invalidità e la Vecchiaia degli Operai. Prima forma di sistema previdenziale italiano, su base volontaria, integrata da contributo statale e degli imprenditori.
    inps.it — Storia dell'INPS
  • Regio Decreto-Legge 21 aprile 1919, n. 603 · Introduzione dell'obbligatorietà dell'assicurazione previdenziale per i lavoratori dipendenti. La Cassa diventa "Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali" (CNAS).
    Archivi normativi pubblici.
  • Regio Decreto-Legge 27 marzo 1933, n. 371 · La CNAS assume la denominazione di INFPS (Istituto Nazionale Fascista della Previdenza Sociale), ente di diritto pubblico. Dal 1944, dopo la caduta del regime, l'ente diviene definitivamente INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).
    inps.it — La storia INPS (PDF)
  • Periodo 1968-1972 · Introduzione del sistema di calcolo retributivo della pensione (basata sugli ultimi stipendi percepiti), della pensione di anzianità e della pensione sociale. Fase di massima espansione delle tutele previdenziali italiane in un contesto demografico ancora favorevole.
    inps.it — Storia INPS in 12 tappe

Le grandi riforme previdenziali (1992-2024)

  • Legge 23 ottobre 1992, n. 421 e D.lgs. 30 dicembre 1992, n. 503 ("Riforma Amato") · Primo intervento strutturale di contenimento della spesa previdenziale. Allungamento dei requisiti contributivi e dell'età pensionabile.
    Gazzetta Ufficiale e portali normativi pubblici.
  • Legge 8 agosto 1995, n. 335 ("Riforma Dini") · Introduzione del sistema di calcolo contributivo della pensione per i lavoratori entrati nel mondo del lavoro dopo il 1° gennaio 1996. Passaggio strutturale dal calcolo retributivo (basato sugli ultimi stipendi) al contributivo (basato sui contributi effettivamente versati). Fattore determinante della riduzione strutturale del tasso di sostituzione.
    Riferimento normativo cardine della previdenza italiana moderna.
  • D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 convertito in Legge 22 dicembre 2011, n. 214 ("Riforma Fornero") · Estensione del sistema contributivo pro-rata a tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012, innalzamento dell'età pensionabile, aggancio dei requisiti pensionistici alla speranza di vita rilevata da ISTAT.
    Testo di legge consultabile su Gazzetta Ufficiale.
  • Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di Bilancio 2025) · Aggiornamento dei requisiti di accesso al pensionamento anticipato contributivo. Dal 2030 la soglia minima dell'importo pensionistico per pensionamento anticipato è elevata da 3,0 a 3,2 volte l'assegno sociale per lavoratori senza figli.
    Gazzetta Ufficiale.

Demografia italiana: serie storiche

  • ISTAT · Serie storiche sulla natalità in Italia. Tasso di fecondità totale (numero medio di figli per donna): dato superiore a 3 figli per donna nella prima metà del Novecento, in costante discesa fino al valore attuale inferiore a 1,3 (uno dei più bassi al mondo). Dato strutturale che incide direttamente sulla sostenibilità del sistema previdenziale a ripartizione.
    istat.it — Popolazione e famiglie
  • ISTAT · Serie storiche sulla speranza di vita alla nascita in Italia. Dato passato da circa 43 anni nel 1900, a circa 60 anni negli anni '40, fino agli attuali oltre 83 anni (media uomini-donne). Allungamento strutturale che incide sul numero di anni in cui si percepisce la pensione.
    istat.it — Mortalità e sopravvivenza
  • ISTAT · "Previsioni demografiche per l'Italia". Proiezioni della popolazione residente per fasce d'età. Indice di dipendenza degli anziani (popolazione 65+ rispetto a popolazione 15-64): valore attuale tra i più alti d'Europa, in costante crescita. Indicatore-chiave della sostenibilità di lungo periodo del sistema a ripartizione.
    istat.it — Previsioni demografiche

Sistema a ripartizione: fondamenti teorici

  • Sistema PAYG (Pay-As-You-Go) · Modello previdenziale a ripartizione in cui i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano direttamente le pensioni dei pensionati attuali, basato sul principio della solidarietà intergenerazionale. La sostenibilità del modello dipende strutturalmente dal rapporto tra popolazione attiva e popolazione pensionata.
    Fondamento teorico ampiamente trattato nella letteratura accademica di economia previdenziale.
  • Paul A. Samuelson · "An Exact Consumption-Loan Model of Interest with or without the Social Contrivance of Money" — Journal of Political Economy, vol. 66, n. 6, 1958. Modello teorico fondativo dei sistemi previdenziali a ripartizione e dimostrazione della loro sostenibilità in regimi di crescita demografica positiva. Samuelson, Premio Nobel per l'Economia 1970.
    Riferimento accademico fondamentale.
  • Franco Modigliani · "The Life Cycle Hypothesis of Saving" (1954, con R. Brumberg) e successivi sviluppi. Teoria del ciclo di vita del risparmio, base teorica delle scelte di accumulo previdenziale individuale e collettivo. Modigliani, Premio Nobel per l'Economia 1985.
    Riferimento accademico standard.

Tasso di sostituzione e confronti internazionali

  • MEF — Ragioneria Generale dello Stato · "Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario" — Rapporto n. 26. Proiezioni del tasso di sostituzione lordo per lavoratore dipendente del settore privato con 38 anni di anzianità: 73,6% nel 2010 → 58,4% nel 2070 nell'ipotesi base. Con previdenza complementare, il tasso può risalire al 66% nel 2070.
    rgs.mef.gov.it — Tendenze medio-lungo periodo
  • OECD · "Pensions at a Glance" — Rapporto biennale sui sistemi pensionistici dei Paesi membri OECD. Confronto strutturale tra il modello italiano (prevalentemente a ripartizione, mono-pilastro) e altri modelli (multi-pilastro, con quote significative di previdenza a capitalizzazione). Proiezioni di sostenibilità di medio-lungo periodo.
    oecd.org — Pensions at a Glance
  • Eurostat · Statistiche europee comparate su spesa previdenziale, tasso di sostituzione, struttura demografica. Riferimento per il confronto della posizione italiana nel contesto europeo.
    eurostat — Social protection

Nota sui contenuti di questa Lettera

I riferimenti storici e normativi citati in questa Lettera (Cassa Nazionale 1898, INFPS 1933, INPS 1944, riforme Amato 1992, Dini 1995, Fornero 2011, Legge di Bilancio 2025) si basano su fonti istituzionali pubbliche e documenti d'archivio consultabili. Per finalità divulgative, alcuni passaggi sono sintetici e non esauriscono la complessità tecnico-normativa di ciascuna riforma.

Gli indicatori demografici citati (tasso di fecondità, speranza di vita, indice di dipendenza degli anziani) sono valori medi nazionali di lungo periodo. Per stime aggiornate e dati personalizzati per regione, fascia d'età o categoria professionale si raccomanda la consultazione diretta dei portali ISTAT e INPS.

Il riferimento al 30-40% di tasso di sostituzione nei casi più sfavorevoli è una stima indicativa applicabile a profili contributivi particolari (lavoratori autonomi, carriere discontinue, professionisti con casse di categoria meno generose). Il dato medio per lavoratori dipendenti del settore privato con anzianità contributiva piena è significativamente più alto, come illustrato nei Rapporti della Ragioneria Generale dello Stato citati.

Per una stima personalizzata della propria posizione previdenziale, si raccomanda l'utilizzo del simulatore "La mia pensione futura" messo a disposizione gratuitamente dall'INPS, che elabora proiezioni basate sull'effettiva posizione contributiva individuale.

I contenuti di questa Lettera hanno finalità divulgative ed educative e non costituiscono sollecitazione all'investimento, raccomandazione personalizzata né consulenza in materia di investimenti ai sensi dell'art. 1, comma 5, lett. f) del TUF (D.lgs. 58/1998). Qualsiasi decisione patrimoniale e previdenziale richiede una valutazione personalizzata, oggetto di mandato di consulenza formalizzato.

Nota informativa

I dati e le informazioni riportati in questa pagina sono tratti da fonti pubbliche (Organismo di vigilanza e tenuta dell'Albo unico dei Consulenti Finanziari — OCF; Financial Planning Standards Board — FPSB Italia) al momento della pubblicazione. I numeri ufficiali sono accompagnati dalla relativa data di rilevazione; ove un dato sia frutto di stima, è espressamente dichiarato come tale.

La presente pagina ha finalità informative sul modello di consulenza finanziaria indipendente esercitato dall'autore e sulle differenze strutturali, regolate dalla normativa vigente (MiFID II, D.lgs. 58/1998 — TUF, Regolamento Intermediari Consob), tra consulenza indipendente e consulenza non-indipendente. Non costituisce comparazione denigratoria nei confronti di altri operatori del settore, né valutazione qualitativa dei singoli professionisti che operano in modelli diversi.

I contenuti non rappresentano sollecitazione all'investimento, raccomandazione personalizzata o consulenza in materia di investimenti ai sensi dell'art. 1, comma 5, lett. f) del TUF. Qualsiasi decisione patrimoniale richiede una valutazione personalizzata, oggetto di mandato di consulenza specifico e formalizzato.

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Autore: Sergio Badalà · CFP® Iscritto Albo OCF Studio: Viale XX Settembre 50, 95129 Catania Ultimo aggiornamento dati: Maggio 2026

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